Perchè le startup falliscono?

Nelle prossime settimane al Systemic Risk Center di Londra è in programma un nuovo evento: The Power Law: Venture Capital and art of disruption, presenta Sebastian Mallaby, presiede Minouche Shafik

Investire implica sempre scommesse su un futuro incerto, ma i venture capitalist devono affrontare un’incertezza di tipo estremo. Come decidono quali startup hanno una possibilità di farcela? In che modo influiscono sull’economia e sulla società? E perché il capitale di rischio si sta diffondendo a livello globale?

Nel maggio 1976, un regolatore di titoli della California scrisse al fondo di venture capital Kleiner Perkins per lanciare un avvertimento sulla rischiosità del suo investimento di 100.000 dollari in Genentech, una delle prime start-up di biotecnologie. “Ci occupiamo di investimenti altamente speculativi”, ha ribattuto il suo co-fondatore Eugene Kleiner.

I “Venure Capitalist” della Silicon Valley hanno suscitato scetticismo e talvolta ostilità da quando Kleiner Perkins è diventata la prima ad aprire un ufficio su Sand Hill Road – l’anonima autostrada che è diventata l’equivalente di Wall Street nel nord della California – nel 1972.

Paul Graham, un influente investitore tecnologico , li ha descritti come “i classici cattivi: alternativamente codardi, avidi, subdoli e prepotenti”. Un altro critico li ha denunciati come “agenti senz’anima di Satana”.
Eppure mezzo secolo dopo, mentre “il software sta mangiando il mondo”, nelle parole di Marc Andreessen, coautore di l’innovativo browser Mosaic, il capitale di rischio ha (letteralmente) occupato il mercato azionario. Apple, l’epitome dell’assunzione di rischi tecnologici californiani, ha raggiunto una capitalizzazione di mercato di 3 trilioni di dollari; Facebook, Google e Tesla di Elon Musk dominano i portafogli di investimento.

Da uno storico finanziario pluripremiato, Sebastian Mallaby , arriva la storia avvincente dei capitali di rischio e del mondo che ha generato.

“Le innovazioni raramente provengono da “esperti”. Jeff Bezos non era un libraio; Elon Musk non era nell’industria automobilistica. Quando si tratta di innovazione, ha detto a Sebastian Mallaby un leggendario venture capitalist, il futuro non può essere previsto, può solo essere scoperto. La maggior parte dei tentativi di innovazione falliscono, ma alcuni riescono a una scala tale da compensare ampiamente tutti i fallimenti.

Queste sono storie di successo, ma ora c’è una domanda: perché le startup possono portare al fallimento?

CBI Insights ha recentemente analizzato 101 startup post mortem (report che hanno scritto dopo il loro fallimento). I ricercatori hanno estratto i principali motivi per cui le startup falliscono, comprese cose come un piano finanziario andato storto; sfide legali; disarmonia all’interno del team o con gli investitori; scarsa commercializzazione; e ovviamente quello citato di frequente: a corto di denaro contante.

Sapere quando adattare le strategie della tua attività può fare la differenza tra successo e fallimento, scrive Bill Green.

Ma il motivo numero uno non era nessuno di quelli. È stato molto più semplice: l’avvio della startup non ha risolto un problema abbastanza importante per i mercati.

Nelle parole del rapporto, “La soluzione dei problemi che si è scelto di risolvere per principio o mera soddisfazione personale piuttosto che quelli che soddisfano un’esigenza del mercato è stata citata come la ragione n. 1 del fallimento, rilevata nel 42% dei casi”.

Dott. Gianluca Galgano, Head of Venture and Startup Investments Director, nell’ultimo corso di formazione Master sul Venture Capital organizzato dalla C&G Business School di Treviso, mostra una slide con una nota molto chiara: “Credere nel proprio prodotto può portare al fallimento. Troppo spesso i fondatori si innamorano dei propri prodotti o la propria tecnologia, ignorano i feedback negativi dei clienti e trascorrono anni a costruire un prodotto basato su una visione che nessun altro condivide” (Cit. da Martin Zwilling. Forbes.com, fondatore e CEO di Startup Professionals, Inc.)

Del resto, una delle startup oggetto della ricerca, Treehouse Logic, lo ha messo in modo più esplicito: “Le startup falliscono quando non stanno risolvendo un problema di mercato”.

Non ha futuro l’imprenditore accentratore senza Manager in azienda

Più di un anno fa scrivevo della “triste fine della figura del micro-manager accentratore”. (2) A venirmi in soccorso è anche Luciano Gallucci, già Direttore e Segretario Permanente della CERIF, l’Associazione Centro di Ricerca Imprese di Famiglia nata nel 2005 come “braccio operativo” di ASAM (Associazione per gli Studi Aziendali e Manageriali dell’Università Cattolica) per le ricerche sul Family Business.

“Senza persone valide, anche l’imprenditore più talentuoso ottiene poco. Spesso le modalità per l’assunzione nelle imprese di famiglia lascia molto a desiderare, mentre l’introduzione di manager adatti alle family business è una necessità. I giusti talenti aiutano a trasformare il business per costruire un futuro migliore. (1)

Sono oltre 10 anni che il CERIF si occupa dell’argomento, con articoli, incontri e convegni, ed una delle raccomandazioni ricorrenti assume oggi sempre più significato: occorre aprire l’impresa, crearvi dei manager, e si può fare senza perdere l’identità.

“Capita che molti imprenditori di successo spesso non abbiano collaboratori adatti, di conseguenza gli stessi si ritrovano bloccati in azienda lavorando con elevatissimi ritmi e cercando di fare tutto da soli. Poiché lavorano tanto e così a lungo, non hanno il tempo per sviluppare sistemi e procedure migliori, e spesso si rendono conto che l’azienda non riesce a progredire”, continua l’articolista”. (3)

La Guiso Advisory, grazie alla qualificata collaborazione con la C&G Capital srl di Treviso, Advisor ed Arranger Partner di Borsa Italiana, può aiutare gli imprenditori a interrompere questo circolo vizioso e “riscoprire i loro sogni di libertà”.

La maggior parte degli imprenditori, infatti, non si rendono conto che non fanno davvero impresa – fanno i lavoratori. Ma le imprese devono sopravvivere alle persone ed ai posti di lavoro, perché devono essere destinati a durare. Solo così si può affermare che un’azienda ha un valore di mercato. Infatti il fatto incredibile è che se la maggior parte degli imprenditori smettesse di lavorare personalmente e senza sosta, le loro imprese chiuderebbero in pochi anni. Ciò significa che quelle aziende dipendono troppo dall’imprenditore impedendo un passaggio generazionale o comunque ad altra proprietà,

Scrive Max Catanese prima C.E.O. Di Almax ed oggi Director di KPMG France “Gli imprenditori più lungimiranti sono quelli che riescono a delegare sempre più funzioni chiave in mano a manager. La chiave è sicuramente la fiducia”. Io aggiungo che è questo l modo di creare valore per l’impresa.

“La fiducia verso i Manager, continua Max Catanese, si costruisce col tempo, ma l’imprenditore dovrebbe sempre più essere capace di selezionare le persone giuste con cui collaborare e concentrarsi sulla visione del business.

Purtroppo oggi l’imprenditore nelle aziende italiane a conduzione famigliare tende ancora a concentrare su di sé troppe decisioni pensando che il controllo della situazione sia la cosa principale senza capire che questo spesso è un freno alla crescita dell’azienda”.

Il futuro delle aziende, anche familiari, è assicurato solo da un nuovo livello di apertura verso l’esterno, sia con riferimento alla struttura interna, attraverso il ricorso a collaborazioni di qualità, che con l’esterno, attraverso il ricorso al mercato dei capitali, l’emissione di Mini Bond e la quotazione in borsa, oggi alla portata delle PMI. (4)

La Guiso Advisory, in collaborazione con la C&G Capital di Treviso, ha sviluppato un metodo per managerializzare le PMI e connetterle ai mercati dei capitali, assicurando ed accelerando i loro processi di crescita.





I capitali per crescere? Non solo bancari. Come i Basket Bond del settore agroalimentare.

“Per crescere ci vogliono investimenti, per investire ci vogliono i capitali, per avere capitali non ci vogliono solo le banche, anzi nel futuro potrebbero non bastare più”. Anche Confindustria Ancona è categorica.

Bisogna inoltre sfatare il mito secondo il quale solo le grandi aziende possano accedere a strumenti di finanza innovativa considerato che nel 2020 ben il 73% dei Mini Bond sono stati appannaggio delle PMI del centro Italia.

Un esempio di finanza innovativa sono i Basket Bond, uno strumento nello strumento, un modo per rendere ancora più appetibili i Mini-Bond, visto che seguono lo schema di riunire molte aziende nell’emissione di un unico grande titolo (basket) che raccoglie le esigenze di diversi investitori che vedono in tal modo premiato il loro coinvolgimento con una maggiore distribuzione del fattore rischio e quindi anche una disponibilità a concedere di conseguenza tassi di interesse più interessanti.

Tra questi strumenti spicca sicuramente il Basket Bond dedicato al settore agroalimentare, per il quale è iniziata da qualche settimana una vera e propria corsa all’adesione grazie all’iniziativa della C&G Capital, società advisory partner di borsa italiana.

Per informazioni sull’accesso al Basket Bond da parte delle aziende del settore agroalimentare contattatemi via email.

Cinque buoni motivi per quotare in borsa la tua azienda.

AIM Italia, Mercato alternativo del capitale, è un mercato italiano gestito da Borsa Italiana Spa attivo dal 1° Marzo 2012, ideale per quelle PMI dinamiche interessate a raccogliere capitale di rischio. Da quando è stato lanciato, il mercato AIM è stato apprezzato per la sua flessibilità, la semplicità di accesso, i requisiti di permanenza.

Oggi sul mercato AIM ci sono tantissime PMI ad alto potenziale, aziende che in fase di ammissione hanno raccolto capitale prettamente in aumento di capitale, aziende che detengono saldamente il controllo. Questo ci conferma come alcune delle caratteristiche richieste in fase di ammissione quali il flottante mino del 10 percento con almeno cinque investitori istituzionali o un bilancio certificato secondo secondo i principi contabili, il fatto che le aziende siano accompagnate da un Nomad sia in fase di ammissione che per tutta la vita da società quotata, rispondano perfettamente alle esigenze delle PMI.

Tra le principali novità si segnala l’introduzione, dal 2016, di un nuovo segmento del mercato AIM Italiadenominato AIM Professional.

Nato per soddisfare le esigenze di listing di una platea più ampia di emittenti, tra cui PMI nnovativestartup e scaleup, il nuovo segmento dell’AIM Italia è indirizzato principalmente a: società che non abbiano immediate esigenze di raccolta di capitali, che preferiscano attendere condizioni di mercato migliori rispetto a quelle che si sono trovate ad affrontare in sede di offerta o che desiderino aumentare la loro visibilità con gli investitori prima di procedere con un’offerta.

Tale segmento consente infatti di separare la fase di ammissione da quella della raccolta di capitali e, in particolare di non completare la fase di collocamento contestualmente o in prossimità della fase di ammissione alle negoziazioni, usufruendo dell’esenzione prevista dall’articolo 6 delle Linee Guida del Regolamento AIM Italia;

Quali sono cinque buoni motivi per quotare una PMI in borsa:

  1. l’accesso al capitale; per la realizzazioni dei propri programmi di crescita sono necessarie risorse. Oggi è finalmente possibile, anche per le PMI, accedere al mercato dei capitali alternativo e complementare a quello bancario, che in Italia costituisce ancora il 95 percento del credito alle aziende. Da una recente ricerca pubblicata dalla banca d’Italia la presenza in Italia di quasi 2.800 PMI con caratteristiche ampiamente idonee alla quotazione a fronte di un risicato numero di aziende che stanno davvero scegliendo questa strada. Esiste sull’altro fronte un ammontare di risorse da investire enorme. Questo potenziale è attualmente sprecato.
  2. visibilità. La quotazione in borsa presuppone un processo altamente trasparente durante il quale ogni fase è soggetta ad adeguata comunicazione esterna, comunicazione che continua anche nella fase successiva dando immediata e positiva visibilità alle vicende aziendali, ai suoi prodotti ed ai suoi servizi.
  3. attrattività; l’aumento di attrattività per altri investitori dopo la quotazione sia rispetto al mercato equity che a quello bancario; in altre parole la quotazione in borsa permette all’azienda di godere immediatamente di una posizione di privilegio nei confronti dei competitor. L’attrattività possiamo considerarla come diretta conseguenza della crescita reputazionale.
  4. accelerazione della crescita: la quotazione in borsa migliorata sensibilmente l’immagine esterna regalando alla società neo-quotata maggiori opportunità di aggregazione e di partnership capaci di accelerare i processi di crescita;
  5. crescita organizzativa; il perseguimento di un deciso progresso sul fronte della trasparenza e struttura di governance; La quotazione in borsa spinge in alto il livello del management facendogli acquisire sempre più conoscenza e consapevolezza e spingendolo verso una crescita organizzativa.

Oggi il mercato AIM sta esprimendo risultati sempre più interessanti attirando società di qualità ed una platea di investitori sempre più vasta. E’ dunque un momento particolarmente proficuo per le aziende che vogliano fare il salto di qualità confrontandosi con i mercati e farlo con l’aiuto di C&G Capital, partner di Borsa Italiana, significa farlo con un’azienda in forte crescita che ha dimostrato di essere tra le più dinamiche e adatte ad accompagnare le PMI italiane nell’accesso al mercato dei capitali, come testimoniano i dati ufficiali che l’attestano ai primi posti in Italia come numero di emissioni e valore.

AIM Italia cambia nome in Euronext Growth Milan e moltiplica i vantaggi per le PMI.

Il Cambio di denominazione

L’operazione, scrive la Redazione Aim Italia New, rientra nel contesto dell’acquisizione di Borsa Italiana da parte di Euronext, uniforma la denominazione del mercato per piccole e medie imprese ad alto potenziale di crescita con i nomi dei segmenti analoghi sulle borse di BruxellesDublinoLisbonaOslo e Parigi

E’ chiaro a tutti gli operatori che questo cambio di denominazione non è solo di facciata, ma consolida una realtà che ormai va affermandosi sempre più come strumento strategico di crescita per le aziende PMI.

L’AIM (Alternative Investment Market) Italia, d’ora in poi Euronext Growth Milan, è un mercato di capitali gestito da Borsa Italiana S.p.A. attivo dal 1° marzo 2012 e dedicato alle PMI ad alto potenziale di crescita.

I mercati finanziari permettono alle aziende di raccogliere importanti risorse per favorire lo sviluppo futuro e per questo sono un’opportunità da non perdere in un’epoca segnata dalla forte restrizione del sistema creditizio bancario.

Questo particolare segmento di mercato è nato per rispondere alle nuove esigenze delle Imprese italiane, soprattutto startup e PMI desiderose di quotarsi ma non ancora pronte a farlo.

In questa fase il ruolo dell’Advisor (C&G Capital) diviene imprescindibile per portare l’azienda ad avere i requisiti necessari a procedere alla quotazione.

QUALI SONO I BENEFICI DELLA QUOTAZIONE?

  • Finanziare la crescita aziendale
  • Diversificare le fonti di finanziamento
  • Aumentare visibilità e credibilità dell’azienda
  • Attrarre investitori istituzionali e internazionali
  • Liquidare l’investimento in caso di necessità
  • Flessibilità regolamentare
  • Percorso di quotazione Just Listing

QUALI SONO I REQUISITI PER LA QUOTAZIONE AIM?

La quotazione in borsa rappresenta una scelta strategica che mira alla crescita dell’azienda attraverso l’ingresso di nuovi capitali.

Per questa ragione preparare l’azienda richiede cura e attenzione nel pianificare le attività da svolgere e nell’effettuare una valutazione della società, del suo piano industriale e del suo sistema manageriale.

Questa fase rappresenta un passaggio fondamentale verso la quotazione, in quanto tutti gli indici devono essere conformi ai parametri richiesti e per tale ragione viene solitamente svolta con l’affiancamento di un Advisor Finanziario (C&G Capital). 

QUAL È IL RUOLO DEGLI ADVISOR?

Come già detto in precedenza, l’Advisor è una figura chiave che affianca la società durante l’intero processo di quotazione.

Fra i servizi svolti rientra la pianificazione del piano industriale, la redazione della parte documentale (Es.: Documenti societari, bilancio certificato secondo i principi della normativa italiana, organizzazione aziendale) la definizione dell’offerta, il dialogo con gli altri attori (Revisore, Nomad, consulenti legali, società di comunicazione ecc.) e infine la ricerca degli investitori.

QUALI OPPORTUNITÀ OFFRE IL MERCATO ALLE AZIENDE QUOTATE?  

Allinearsi ai macro trend mondiali diviene oggi fondamentale per le PMI che desiderano crescere e internazionalizzarsi.

L’accesso al mercato dei capitali offre infatti l’opportunità di finanziarsi attraverso fondi stabili e pazienti, non solo in fase di quotazione ma anche successivamente, dando visibilità alla società ed evitando il credit crunch.

Essere quotati significa maggiore trasparenza, un sistema manageriale più strutturato e solido oltre che un’accelerazione nel percorso di crescita che permette all’azienda di posizionarsi in modo vantaggioso nella sua arena competitiva.

Se guardiamo ai mercati più floridi come Asia, America e i paesi Scandinavi, capiremo come l’accesso al mercato diviene trainante per le singole aziende e per l’intero indotto economico.

Vorresti una valutazione della tua società per capire se ha i requisiti per la quotazione? Fatti guidare dai nostri Kredit Finder in questo processo di crescita e cogli le opportunità che il mercato può offrire.

La consulenza è parte fondamentale del nostro lavoro e saremo felici di condividere insieme competenze, esperienze e obiettivi futuri.

E l’ora dei Mini-Bond, parola di Visco.

E’ dello scorso 22 Ottobre la notizia del Corriere della Sera secondo la quale dall’inizio della pandemia la liquidità depositata in banca dalle famiglie e dalle imprese è aumentata di oltre 200 miliardi di euro. Una parte di questi 200 miliardi verrà spesa con la ripresa dei consumi e degli investimenti; un’altra parte dovrà essere convogliata verso le imprese per sostenere la crescita e lo sviluppo attraverso nuovi strumenti finanziari liquidi e negoziabili, come per esempio i bond. Su questo punto il governatore di Bankitalia, parla di «una maggiore differenziazione delle fonti di finanziamento delle imprese”. Condizione necessaria per attrarre capitali nazionali ed esteri rimane, tuttavia, l’ulteriore rafforzamento della capacità delle imprese italiane di innovare e crescere». La crescita, del resto, è un obiettivo inderogabile.

Come ho avuto modo di sottolineare più volte in altri miei interventi i Mini-Bond sono oggi strumenti di accesso al credito alternativi a quello bancario ed accessibile anche alle PMI grazie ad una legislazione che dal 2012 ha fatto passi da gigante, riconoscendo in questi strumenti una parte importante del futuro del modo finanziario e ciò anche in considerazione del gap che ancora divide l’Italia dagli altri paesi europei ed in particolari dai mercati americani.

Ciò che comunque molte PMI non sanno è che oggi, in base alle nuove regole, possono quotarsi in borsa e che questo ha enormi vantaggi sul piano dell’accelerazione della crescita,

Personalmente sento come una missione favorire l’accesso delle piccole e medie aziende alla finanza alternativa e mi sono posto l’obiettivo di promuovere la quotazione in borsa di almeno 10 aziende sarde nei prossimi 24 mesi.

Passaggio generazionale in azienda? Ecco la soluzione.

Le PMI, cuore dell’ economia di tutto il mondo ed anche della Sardegna, dovrebbero dipendere meno dal sistema bancario e aprirsi a nuove fonti di finanziamento, a partire da private equity (rilevazione di quote o azioni della società da parte di investitori) e private debt (finanziamento delle imprese attraverso l’emissione di titoli di debito come i Mini Bond). Questa diversificazione permette alle aziende di aumentare il proprio valore complessivo e la propria redditività. Ma per riuscire nell’intento le piccole e medie imprese devono rendersi appetibili agli occhi dei potenziali investitori, migliorando la governance (perno centrale della funzione di amministrazione e controllo), cioè la loro efficacia ed efficienza nella gestione aziendale. E in questo il private banking, superando la visione banco-centrica sino ad ora prevalente, può fare la differenza, spingendo il flusso di denaro degli investitori non istituzionali direttamente nell’economia reale da un lato e dall’altro contribuendo a insegnare le buone pratiche agli imprenditori che guidano le PMI – dalla pianificazione del passaggio generazionale, a quella fiscale, fino a porre ai vertici manager esterni e tutte le competenze che il mercato richiede.

A proposito di passaggio generazionale mi preme citare un articolo molto significativo apparso i giorni scorsi sugli spazi istituzionali della società C&G Capital e spiega molto bene come portare avanti e vincere la sfida dell’azienda di sopravvivere al proprio #founder.

La soluzione, afferma Alessio Tonin, responsabile della comunicazione della società advisory C&G Capital, consiste nello sfruttare gli strumenti a disposizione delle imprese, come, ad esempio, una corretta valutazione aziendale e il ricorso all’equity risulta una soluzione imprescindibile. La valutazione aziendale, effettuata tramite i principi del mercato finanziario, risulta infatti il primo passo verso una corretta gestione del passaggio generazionale, sia essa finalizzata a una quotazione oppure no. Il Mercato dei Capitali rappresenta una possibilità concreta e vantaggiosa per l’imprenditore desideroso di garantire la continuità della sua azienda.

Sogni di eliminare un’azienda concorrente? Comprala. Ti aiutiamo noi.

Spesso i CEO invidiano la concorrenza, la temono, la studiano, la osservano, l’ammirano. Insomma, i competitors fanno paura e allo stesso tempo sono considerati un modello, oltre che uno spazio prezioso di mercato, magari anche non sovrapponibile e alternativo o complementare.

In questi casi molti CEO e CFO dimenticano che il modo migliore per eliminare la concorrenza è quello di acquisirla attraverso operazioni di M&A collegandole operativamente al ricorso di strumenti di Finanza Alternativa capaci di accedere ai grossi capitali necessari a chiudere operazioni onerose e complesse.

La maggior parte delle aziende che incontro hanno dei sogni del cassetto e spesso corrispondono proprio al desiderio di acquisire un concorrente, ma non c’è dubbio che il tradizionale mondo bancario ha più difficoltà a mettere in piedi operazioni finanziarie complesse, per la difficoltà di mediare il rischio e di incastonarlo nella maglie delle regole di Basilea.

Il Mercato dei Capitali invece, attraverso la possibilità per le PMI di emettere mini-bond, è l’area finanziaria ideale per movimentare ingenti somme di denaro legate più alla redditività attesa che ai fondamentali storici dell’azienda, tant’è che la Finanza Alternativa è capace, al contrario del mondo bancario, di strutturare un’operazione di M&A basandosi sul progetto e sulle marginalità attese e quindi anche di dare risposte nei casi in cui l’azienda che acquista abbia un valore inferiore all’azienda che viene acquisita.

Se avete, mai sognato, dunque, di comprare un concorrente, magari anche più grosso di voi, non indugiate e contattatemi. Potreste scoprire che ci sono investitori pronti a scommettere sul vostro programma di sviluppo.

Bankitalia, giro di vite al credito bancario.

Secondo ItaliaOggi, che interviene sull’argomento in un articolo del 9 Settembre scorso, venticinque istituti centrali nazionali europei hanno chiesto all’Ue di attuare subito Basilea III e Bankitalia pare concordare sulla stretta attorno ai parametri in base ai quali le banche possono concedere liquidità alle aziende. Ciò si tradurrebbe nella pratica con meno ossigeno per le imprese.

Sull’argomento Davide Prete, Manager affermato della finanza alternativa (C&G Capital Treviso), afferma senza mezzi termini che quello che si profila “un futuro che ha una soluzione: il Mercato dei Capitali”.

Potremmo dire che l’avevamo detto, ma a noi non piace la dietrologia, a noi piace guardare a futuro ed il futuro anche io penso che sia tutto nel Mercato dei Capitali alternativo al mondo bancario, banche che continueranno ad esercitare il proprio insostituibile ruolo, ma che d’ora in poi non avranno più la forza e la possibilità, alla luce delle nuove regole europee, di sostenere adeguatamente le esigenze di liquidità idonee a supportare i programmi di crescita delle imprese, specialmente le PMI.